L’inquinamento nella letteratura

Una delle maggiori fonti di inquinamento atmosferico dovuto alle emissioni industriali e agli scarichi delle automobili è l’ossido di azoto (NO) che si forma nella reazione fra azoto e ossigeno dell’aria secondo la reazione di equilibrio

che, a temperatura ambiente, è regolata dalla costante di equilibrio Kc = 4,8 ‧ 10−31.

A basse temperature la concentrazione di NO è bassa, ma ad alte temperature che, ad esempio, i motori delle automobili producono durante la combustione della benzina (reazione fortemente esotermica), l’equilibrio della reazione si sposta verso i prodotti, in accordo con il principio di Le Châtelier, e la concentrazione di NO aumenta. L’inquinamento atmosferico da NO è dovuto al fatto che l’ossido di azoto, uscito dal motore con gli altri gas di scarico, si raffredda così rapidamente da non riuscire a portare a termine la reazione inversa la cui velocità, a basse temperature, risulta molto rallentata.

Inquinamento è un termine che si potrebbe essere portati a pensare che sia stato coniato negli ultimi decenni e che l’uomo se ne occupi da relativamente poco tempo; al contrario è stato oggetto di attenzione per molti secoli, e il termine risale già ai tempi degli antichi romani che, per indicare immondezza e sporcizia, coniarono il vocabolo inquinamentum.

Come l’arte (vedi scheda su Turner), anche la letteratura si è occupata di inquinamento in modo più o meno consapevole, e già nel 1759 Giuseppe Parini (1729-1799) ne scriveva nella poesia “La salubrità dell’aria”. In questa lirica, il poeta descrive la città di Milano del Settecento come un ambiente con acque stagnanti che producono fango maleodorante, fogne a cielo aperto per i liquami scaricati direttamente dalle finestre e con animali morti abbandonati ovunque. Parini, contrapponendo la città inquinata e fetida alla campagna pulita, rigogliosa e ricca di aria salubre da respirare, punta il dito verso la società che non si preoccupa del bene pubblico mettendo in luce come sia importante capire che il bene di tutti è anche il proprio.

Di inquinamento si occupa anche Charles Dickens (1812-1870), in piena Rivoluzione industriale, nel romanzo “Tempi difficili” (1854), in cui racconta i problemi di una immaginaria città industriale, Coketown (città del carbone). Ma Cocktown non è poi così immaginaria, perché la descrizione che Dickens ne fa, narra e raffigura di fatto una città reale della sua epoca, forse la stessa Manchester: “Era una città di mattoni rossi, o meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero permesso; […] Era una città di macchinari e di lunghe ciminiere, dalle quali strisciavano perennemente interminabili serpenti di fumo, che non si srotolavano mai”. In questa città gli abitanti sono oppressi dal fumo nero e dalla fuliggine delle ciminiere delle industrie che soffocano il loro respiro e inquinano l’acqua che bevono con conseguenze gravissime per la loro salute.

Dickens si fa quindi portavoce di quella forte contraddizione per cui l’età industriale, che sembra aver portato ricchezza, nuovi agi e benessere sociale, ma si porta dietro, in verità, poveri ancora più poveri e dannoso inquinamento.

Fonte: Pexels

Eppure, nel 1909, in mezzo alle numerose opere in cui l’inquinamento viene condannato, si alza anche una voce controcorrente. È quella del Manifesto del Futurismo che lo celebra in quanto simbolo esaltante del progresso moderno, un aspetto così importante per la vita dell’uomo da far dimenticare o passare in secondo piano la contaminazione dell’aria.

Più di recente Italo Calvino (1923-1985), nel lungo racconto “La nuvola di smog” (1958), affronta la problematica ambientale. L’autore racconta di come il giornalista protagonista dell’opera, trasferitosi a Torino, città molto industrializzata, prenda coscienza della nuvola di smog che vede dall’alto di una collina incombere sulla città. Calvino descrive la nuvola di smog che impregna e si diffonde ovunque e su ogni cosa, insozza gli ambienti, i vestiti, le strade: “ […] era insomma un’ombra di sporco  che la insudiciava tutta  e ne mutava – anche in questo era diversa dalle altre nuvole – pure la consistenza, perché era greve, non ben spiccicata dalla terra, dalla distesa screziata della città sulla quale pure scorreva lentamente, a poco a poco cancellandola da una parte e dall’altra riscoprendola, ma lasciandosi dietro uno strascico come di filacce un po’ sudice, che non finivano mai”. 

Il lungimirante Calvino in questo racconto rileva come i pericoli dell’inquinamento saranno un alto prezzo che la società incomincia a pagare già in quel momento e che dovrà pagare in futuro, e nonostante ancora non siano stati pubblicati studi sull’inquinamento.

Gli scrittori e poeti, italiani e stranieri, che si sono dedicati e che compongono ancora sul tema dell’inquinamento sono numerosi, invocando unanimi a soluzioni incisive che preservino il pianeta e i suoi abitanti.

ATTIVITA’: fai una ricerca e crea una lezione in PowerPoint in cui elenchi e descrivi i principali inquinanti chimici dell’atmosfera e l’effetto che hanno sulla salute dell’uomo.

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