Birra… ma senza sbronze

La birra ha millenni di storia, risale addirittura alle popolazioni che abitavano la Mesopotamia prima della nascita di Cristo e diventata poi di uso quotidiano tra gli Egizi. Il processo di produzione è stato perfezionato nei secoli dai mastri birrai fino a ottenere la bevanda che, in Italia a oggi, consuma almeno una volta alla settimana il 55% della popolazione.

La birra contiene principalmente acqua, alcol etilico, anidride carbonica, zuccheri e destrine, sostanze aromatiche provenienti dal luppolo, glicerina e acido succinico. Contiene anche vitamine del gruppo B, come tiamina, riboflavina e niacina, oltre a minerali come potassio, magnesio e calcio, nonché antiossidanti, come i composti fenolici derivati dal luppolo. 

Le birre che più si consumano in Italia hanno un contenuto alcolico che va dal 3 al 5% vol quelle considerate leggere, e dal 5 al 6,5 % vol le cosiddette standard. Negli ultimi anni però si sta facendo strada il consumo di birre analcoliche, dove per analcolica s’intende una birra che, secondo la normativa italiana, ha un contenuto di alcol etilico inferiore a 1,2 %. Bisogno però distinguere tra birre analcoliche e birre zero alcol, ovvero quelle che riportano sull’etichetta un contenuto pari a 0,0 g di alcol, molto richieste da chi cerca un’alternativa completamente priva di effetti alcolici.

Come si ottiene la birra analcolica? I metodi sono diversi, esploriamoli.

Il processo di produzione della birra avviene in due fasi: la fase a caldo, in cui vengono estratti gli zuccheri dai cereali, e la fase a freddo, nel corso della quale i lieviti trasformano questi zuccheri in alcol, anidride carbonica e molti degli aromi caratteristici. Per ottenere una birra analcolica, l’alcol viene rimosso o evitato attraverso:

  • distillazione sotto vuoto. L’alcol bolle a una temperatura inferiore a quella dell’acqua per cui, riscaldando la birra si rimuove l’alcol, ma anche l’aroma caratteristico. Si utilizza perciò la distillazione sotto vuoto che riduce la temperatura di ebollizione dell’alcol, conservandone gli aromi. È il metodo più utilizzato perché più economico;
Impianto di distillazione sottovuoto (foto: Pexels)
  • interruzione della fermentazione alcolica o utilizzo di lieviti che, per loro caratteristiche biologiche, producono meno alcol;
  • osmosi inversa. La birra viene filtrata attraverso delle membrane semipermeabili che separano l’acqua e l’alcol dagli altri componenti. Una volta ottenuto il filtrato si rintroduce l’acqua. È però un processo costoso che implica attrezzature specializzate.

Un’ulteriore caratteristica delle birre analcoliche è il contenuto calorico: se 100 mL di una birra alcolica leggera (2,5-3,4% vol) contengono circa 20 kcal, la stessa quantità birra dal contenuto alcolico pari a 0,3-0,5% vol è di circa 10 kcal.

Il consumo delle birre analcoliche nei giovani, secondo i dati riferiti al 2024, è mediamente del 65% e il dato è in continuo aumento. Le principali motivazioni di questa scelta vanno dalla maggiore attenzione alla salute, alla consapevolezza dei rischi legati all’alcol in particolare per la guida, al desiderio di restare inclusi in momenti di socialità senza effetti indesiderati.

ATTIVITA’: fai una ricerca su Internet sulla storia della birra e crea una lezione in PowerPoint.

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