Con il termine amianto (o asbesto) si indica un gruppo di minerali naturali appartenenti alla famiglia dei silicati, caratterizzati da una struttura fibrosa.

Queste fibre sono molto resistenti al calore, agli agenti chimici e all’usura, motivo per cui l’amianto è stato ampiamente utilizzato in passato, soprattutto in edilizia nelle coperture, negli isolanti e nelle tubazioni.
Il problema principale è che, quando i materiali contenenti amianto si deteriorano o vengono danneggiati, rilasciano nell’aria fibre microscopiche che possono essere inalate. Una volta entrate nei polmoni, queste fibre possono causare gravi malattie, tra cui l’asbestosi (fibrosi polmonare), il mesotelioma (tumore della pleura) e tumori polmonari
Proprio per questi rischi, in Italia l’amianto, considerato uno dei materiali più pericolosi per la salute umana, è stato vietato con la legge n. 257 del 1992, che ha imposto la cessazione della sua produzione, commercializzazione e utilizzo.
Oggi il problema riguarda soprattutto la presenza di amianto negli edifici costruiti prima del divieto: per questo esistono norme molto rigide per la bonifica e lo smaltimento, che devono essere effettuati da aziende specializzate.
Tuttavia, poiché i trattamenti per rendere inerte l’amianto dipendono da metodi antieconomici e con un dispendio enorme di energia (altissime temperature per lungo tempo), i materiali che lo contengono finiscono nelle discariche speciali, per altro non sufficienti ad accoglierlo tutto.
Nel 2017, in Italia, è stata brevettata una procedura di economia circolare che rende inerti le cancerogene fibre di amianto grazie a un impianto automatizzato 4.0 con controllo da remoto che dà vita a nuovi composti e a nuovi materiali. I principali prodotti uscenti sono due olivine, la forsterite un neosilicato a base di magnesio e la fayalite, un neosilicato a base di ferro. Non solo queste sostanze non hanno nessun grado di pericolosità, ma si ottengono in tempi brevissimi al contrario della loro formazione naturale che impiega ere geologiche.
L’economia circolare applicata all’amianto consiste quindi nel trasformare un rifiuto pericoloso e difficile da smaltire in nuove risorse utili, eliminandone completamente la pericolosità. Infatti: materiali contenenti amianto, invece di essere semplicemente stoccati in discariche speciali, vengono trattati attraverso un processo tecnologico avanzato, le fibre cancerogene vengono trasformate chimicamente in sostanze sicure (come forsterite e fayalite), che non rappresentano più un rischio per la salute e che diventano materie prime seconde per diversi settori industriali.
Così, si riduce la quantità di rifiuti da smaltire, si evita l’uso di nuove materie prime naturali, si limita l’impatto ambientale complessivo, e si creano nuovi prodotti ad alto valore aggiunto come cementi, ceramiche, gomme sintetiche, leghe, acciai speciali.
Si sta inoltre studiando la possibilità che i prodotti derivati dalla forsterite possano sostituire quelli ottenuti dallo zircone. Lo zirconio è un metallo di transizione (numero atomico 40), noto soprattutto per il suo impiego in gioielleria, ma in realtà di grande importanza industriale. Viene infatti utilizzato nella produzione di superleghe e come materiale di rivestimento delle barre di combustibile negli impianti nucleari, grazie alla sua elevata resistenza alla corrosione e alle alte temperature.
Tuttavia, essendo una risorsa naturale, lo zirconio deve essere estratto da giacimenti distribuiti in diverse parti del mondo. Questo processo comporta un impatto ambientale significativo e potenziali rischi per la salute umana. Per questo motivo, la possibilità di sostituirlo con materiali derivati dalla forsterite rappresenta una prospettiva particolarmente interessante nell’ottica della sostenibilità e dell’economia circolare.
ATTIVITA’: fai una ricerca in rete sull’amianto e crea una breve lezione che illustri di quale materiale si tratta e in quali campi è stato lungamente impiegato.
