Il Covid waste è il nuovo problema ambientale

Ci siamo ormai abituati a vivere con le mascherine siano esse del tipo chirurgico o ffp2 o ffp3 e a prendere le precauzioni necessarie per non infettarci dal Covid-19 anche attraverso l’uso dei guanti di latice e degli igienizzanti di vario tipo che troviamo in commercio.

Per quanto riguarda i dispositivi, gran parte della loro efficacia dipende dal fatto che sono monouso o comunque di utilizzo molto limitato. E, tuttavia, proprio questa loro caratteristica positiva, si sta rivelando un vero disastro per l’ambiente.

Lo scarso senso civico di purtroppo numerosi cittadini, fa sì che vengano spesso abbandonati mascherine e guanti nei parchi, per la strada e soprattutto sui litorali e non nei contenitori per la spazzatura indifferenziata come dovrebbero.

Secondo la rivista Environmental Science and Technology, dall’inizio della pandemia sono 194 miliardi i dispositivi di protezione di cui ci liberiamo; in particolare si parla di 129 miliardi di mascherine e 65 miliardi di guanti di latice al mese. E il problema è che gran parte delle mascherine contengono materie plastiche come il polipropilene che ha un tempo di decomposizione pari a circa 450 anni.

Il mare comincia a riempirsi di questo tipo di rifiuti aggiungendo un ulteriore rischio per la fauna marina di scambiare anche questi oggetti per cibo e rimanerne poi soffocati.

Questi aspetti sono sottolineati e sostenuti da alcuni dei 17 obiettivi espressi dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il programma di azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi membri dell’ONU.

Esercitazione: l’argomento appena trattato a quale/i obiettivo/i si può collegare?

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