I collant salvano gli oceani

Come salvare l’oceano dalle bottiglie di plastica? Indossando i collant!

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica si aggiungono, negli oceani, ai 150 milioni che si stima ad oggi si siano accumulate. Una buona parte sono bottiglie e contenitori in PET, acronimo di polietilentereftalato (prova a fare l’es. 27), un polimero che si riesce a riciclare e riutilizzare in diversi campi industriali, compreso il tessile.

Se a metà degli anni Ottanta l’Italia era il maggior produttore mondiale di calze, negli anni 2000 salta all’onore delle cronache per l’attenzione all’ambiente che due aziende italiane hanno messo in un loro nuovo prodotto, concretizzando il proprio impegno nell’importante progetto “Save the Oceans”.

Infatti, una nuova linea produttiva di aziende italiane dell’area industriale fra Mantova e Bergamo che producono poliammidi, fibre sintetiche e tecnopolimeri, unite nel segno dell’innovazione e della sostenibilità, si basa su un nuovo filato per collant, un prodotto performante, elegante, che rispetta l’ambiente. Viene prodotto scegliendo le materie prime riciclate e riciclabili e ne viene garantita la completa tracciabilità grazie anche al fatto che è prodotto a km zero.

Stiamo parlando di un collant nero, 50 denari realizzato con un nuovo filato che si chiama Repetable®  e che comprende una grande varietà di fibre di poliestere ottenuto con un processo di riciclo del PET delle bottiglie di plastica.

La produzione di questo filato di poliestere ha un forte impatto ambientale poiché riesce ad abbattere le emissioni di CO2 e riduce di gran lunga i consumi di acqua e di energia elettrica nel processo di tintura del filato.

In fase di riciclo, il 75% dei rifiuti di plastica da imballaggi, come il PET delle bottiglie, viene trasformato dapprima in materia prima-seconda e poi smistato e utilizzato in diversi rami aziendali, come nel caso dei collant. Il processo di riciclo si articola in varie fasi.

  1. Raccolta della plastica.
  2. Gli imballaggi di diverso tipo vengono inseriti in un impianto di e selezionamento suddivisione per tipo di polimero e per colore.
  3. Le bottiglie di plastica vengono lavate in acqua calda per igienizzarle e per togliere le etichette, e quindi inviate al riciclo.
  4. Il materiale finale si ottengono scaglie in PET adatte alla produzione di lastre, contenitori, prodotti per l’edilizia, per le auto, per ottenere nuove bottiglie e, naturalmente, per il settore tessile.

Il restante 25% dei rifiuti che non viene riciclato perché scarti eterogenei degli imballaggi non riciclabili, viene tuttavia  trasformato in combustibile solido secondario utilizzato nei cementifici al posto del carbone.

Un bell’esempio di economia circolare!

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